Ripubblichiamo e diamo visibilità ad una iniziativa promossa dal sindacato di base USB presso il call center Comdata di Marcianise. Azioni di mutualismo e solidarietà promosse tra gli stessi colleghi, attraverso la condivisione di computer e altri dispositivi informatici, per accelerare il processo di smart working che l’azienda tarda a mettere in atto, per permettere anche a chi non può di uscire dalla FIS e lavorare per ottenere un salario dignitoso a fine mese. 


Ripubblichiamo il comunicato di Potere al Popolo.

Nella provincia di Caserta c’è un importante call center del gruppo Comdata che a Marcianise conta 800 dipendenti. Tutti i lavoratori sono impegnati in un’unica commessa, cioè sul servizio di assistenza telefonica che l’INPS negli anni ha esternalizzato.

Alla notizia di un primo caso positivo al Covid-19 e dopo le numerose lamentele e proteste dei lavoratori l’azienda ha finalmente chiuso e fatto accesso agli ammortizzatori sociali, tutti in FIS (Fondo Integrazione Salariale), tranne che per una manciata di dipendenti a cui sono stati forniti computer e chiavette per partire con lo smartworking. Per gli altri, in attesa di altri disposizioni, è previsto il rientro in azienda il 4 Aprile, dopo la sanificazione degli spazi, azione che però non preclude minimamente il rischio per ulteriori contagi.

In una situazione emergenziale dove tutte le forze e le risorse dovrebbero essere centralizzate dallo Stato e messe al servizio del cittadino, ci ritroviamo invece in una situazione dove sono gli stessi lavoratori, coordinati dal sindacato di base USB, e cercar di mettere una pezza lì dove il sistema ha prodotto delle falle.
Il servizio di assistenza telefonica dell’INPS, cioè l’assistenza telefonica di quell’unico canale che i cittadini hanno a disposizione per eseguire domande di sostegno al reddito e dal primo Aprile anche per la richiesta di Bonus come previsto con gli ultimi Decreti, si ritrova con tre quarti della forza lavora completamente ferma, perché in FIS.
L’azienda committente Comdata, che fino all’ultimo ha tentato di tenere attivo il servizio esponendo i lavoratori a forti rischio di contagio non assicurando tutte le norme di sicurezza, sta ora provvedendo alla fornitura di dispositivi elettronici per implementare il lavoro da casa, che da lunedì 30 marzo vede coinvolto solo 200 operai circa su 800.
Ma che fine fanno tutti gli altri operatori del call center che si ritrovano con una busta paga decurtata del 20% a cui poi dovranno essere sottratte altre tasse? Inoltre ricordiamo che la maggior parte della forza lavoro è impegnata, per volontà dell’azienda su contratti part- time, questo significa un salario mensile che supera di poco i 500€ al mese.

A partire proprio da questa esigenza, il sindacato di base USB ha dato il via ad una campagna di supporto e condivisione delle risorse: sondaggio tra i dipendenti dell’azienda, recupero di computer o altri dispositivi non utilizzati, formattazione, igienizzazione e messa a disposizione delle risorse per chi in questo momento non è messo nelle condizioni di poter lavorare, seppur ne abbia tanto bisogno.
Non basta che il governo predisponga gli aiuti economici, tocca far sì che questi aiuti arrivino nelle tasche dei cittadini. Per fortuna ci sono i lavoratori del call center che si organizzano!

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