Chi è lui per me?

Lui è il mio compagno, il padre di mia figlia. In casa ne siamo in 7: io, lui, nostra figlia di 9 anni, mia madre, mio fratello con la moglie e un bambino.

È una persona molto seria, ma soprattutto fragile. Si trova in questa situazione a causa della famiglia in cui è nato e cresciuto…una famiglia marcia; La mia è di sani principi, unita, per bene, sono stata io “la pecora nera” della mia famiglia. Abbiamo deciso infatti di interrompere ogni tipo di rapporto e contatto con tutti i suoi familiari, tranne una sorella; Lei è diversa da tutti gli altri fratelli, vive in una buona famiglia, non è cresciuta con la mamma, ed è l’unica disposta ad aiutare il fratello una volta uscito dal carcere. Molto infatti dipende anche da chi ti aspetta a casa, altrimenti ritorni a sbagliare. Lui lo sa, quando uscirà sono disposta ad andare via da qui, via da questa vita e anche lui è d’accordo a farlo.


Quando è stata l’ultima volta che l’ho visto?

Era il 24 febbraio, ancora non sapevo che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro. In quei giorni si iniziava a parlare dei primi casi di covid in Italia, e già ricordo che c’era un po’ di tensione in carcere. Le guardie penitenziarie portavano mascherine e guanti ma i detenuti no, secondo loro avrebbero potuto creare soltanto altri disagi… sarebbe stato impossibile tenerli sotto controllo. Questo ovviamente li ha resi ancora più nervosi e preoccupati. Un giorno mi hanno telefonata dal carcere per avvertirmi della chiusura dei colloqui, ma nei giorni precedenti eravamo stati noi a contattarli perché avevamo saputo di un primo caso di covid anche lì ed eravamo preoccupati per la loro salute. A i detenuti non hanno spiegato niente, loro hanno saputo qualcosa tramite la televisione. Hanno fatto bene a sospendere gli incontri per prevenire il contagio, ma non si sono preoccupati delle guardie penitenziarie che una volta finito il turno di lavoro tornano a casa e hanno quindi contatti esterni, tanto è vero che dove si trova il mio compagno sono dieci di loro ad essere risultati positivi, oltre 4/5 detenuti.


Dopo come ho potuto comunicare con lui?

Ora posso vederlo tramite videochiamata oltre che sentirlo come sempre telefonicamente. Le telefonate dovrebbero essere fatte ogni giorno, ma lui non può; La sua struttura ha soltanto una linea telefonica per i due reparti (uno vecchio ed uno nuovo), così sono costretti ad alternarsi e dividersi i giorni tra di loro. Possiamo però fare una videochiamata a settimana di circa venti minuti.


Com’è videochiamarsi?

Inizialmente avevano pensato di far usare Skype, ma poi essendo un po’ più complicato, ci hanno permesso di farle tramite Whatsapp soltanto dopo aver scaricato e compilato un modulo per dichiarare i numeri telefonici che avremmo usato e per assumerci ogni responsabilità.  Lui è in una stanza e utilizza sempre gli auricolari. Qualche volta ci sono con lui altri 2/3 detenuti e una guardia che passa e li controlla, altre volte è solo e videosorvegliato. La struttura in cui si trova è molto distante da casa, il viaggio per arrivare fino a lì è molto lungo, quindi per motivi economici riesco a raggiungerlo una sola volta al mese. Solitamente io e le altre persone con cui parto, paghiamo 70/80 euro di aereo, una volta arrivati, prendiamo un’auto che ci accompagna poi fino al carcere. Raramente porto la bambina, ha nove anni e quindi pagherebbe il biglietto come un adulto, e io non sempre posso affrontare queste spese. Mia figlia non vedeva il padre da cinque mesi, ora invece può farlo ogni settimana tramite cellulare e questo sicuramente ci ha aiutato molto, soprattutto in un primo momento, quando eravamo tutti molto preoccupati per quello che stava succedendo.


È cambiato qualcosa in carcere rispetto a prima?

Non è cambiato molto, però le guardie per evitare di farli girare nelle sezioni non li fanno lavorare più, ma io so che sono stesso loro a non voler uscire dalle celle perché hanno paura del contagio. Io gli raccomando sempre di stare attento, di mantenere le distanze ma lui mi dice che è impossibile perché solo nella sua cella ne sono in 3. È un carcere ad alta sicurezza, se non erro ci sono più o meno 480 detenuti, ma ne potrebbero essere 200/300 massimo.


Lui come sta?

E’ preoccupato per noi ma anche per loro, perché diciamocelo, ora il carcere è una bomba ad orologeria, se succede qualcosa lì muoiono a catena. È anche un po’ confuso come tutti noi, prima dicevano che era una semplice influenza e che non si moriva, e invece ora abbiamo capito che non è così.  Vuole farmi credere che stia bene, che è forte, ma so che molte cose non me le racconta per non farmi preoccupare, perché pensa che io dall’esterno non posso aiutarlo in nessun modo.


Io come sto?

Ho sempre paura che mi nasconda qualcosa o che partecipi a qualche rivolta, ma fortunatamente per ora non è successo. Siamo stati anche noi da fuori a farlo ragionare, a fargli mantenere la calma, perché comunque così facendo non si risolve niente anzi peggiorano le cose. Sono tutti adulti, ci sono davvero pochi ragazzi. Il mio compagno che ha 37 anni è uno dei più piccoli. Molti di loro probabilmente non usciranno mai.  Ci sono anche molti malati, ce ne è uno malato di cancro però non so se è uscito ma non credo uscirà, a causa della pena grave che ha.


Cosa penso delle misure prese dal carcere?

Ci sono molti pregiudizi sui detenuti. Penso che avrebbero potuto fare qualcosa in più, compreso il Papa, e non soltanto parlare. Molte altre Nazioni si sono mosse di più su questa cosa, solo l’Italia e il Belgio non hanno fatto granché. Mi pare sono morti due o più detenuti e i veri motivi non li sapremo mai. Non si capisce mai bene chi dice la verità in queste cose, a volte è colpa dei detenuti, altre volte però ci sono guardie che non si comportano come dovrebbero, fanno abuso di potere. Pure tutto questo odio che hanno i politici nei loro confronti, quando dovrebbero andare in carcere prima loro, perché sbagliano e continuano a sbagliare ma tanto loro in carcere non ci vanno mai. Sicuramente chi è in carcere deve pagare, e loro pagano con la libertà, già mi sembra una cosa grande no?


Come spigherei il carcere a chi non lo conosce?

Un incubo, un inferno, una vita che non ti porta a niente! Non ci sono psicologi e non hanno medicinali, SOLO TACHIPIRINA! Mal di testa tachipirina, mal di stomaco tachipirina, la usano per tutto! Grazie agli educatori però il mio compagno ha studiato, ha imparato a fare il falegname, il pasticciere, ma quando ha chiesto al suo educatore se una volta finito il carcere avrebbe potuto aiutarlo nel lavoro, gli è stato detto di no, perché troppo pericoloso e questo non lo trovo giusto perché lui spera in un futuro migliore.


Cosa voglio dire a chi è fuori?

AIUTATELI. Sono anche loro esseri umani, hanno sbagliato è vero ma stanno già pagando con la libertà.

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