di Giuliano Granato


8 milioni per il solo Covid Hospital di Ponticelli. Altri 6 milioni per quelli di Caserta e Salerno.
I camion che arrivano col simbolo della Regione Campania in bella mostra, gli abitanti che applaudono, le riprese in time lapse. Il più grande spot elettorale che De Luca potesse mai confezionare.

di Giovanni Castellano

 

Siamo di fronte a un cambio di paradigma?

Appena gli italiani hanno iniziato a percepire la drammaticità delle conseguenze economiche della pandemia è prevalsa una strana sensazione nell’opinione pubblica nazionale: in molti hanno iniziato a pensare che i principali capisaldi del paradigma economico dominante potessero crollare di fronte ad una crisi così spaventosa.

Nel primo periodo della pandemia ci sono stati infatti numerosi segnali, molto diversi tra loro, che hanno dato consistenza a questa impressione.

di Chiara Capretti

 

Non si può più sentire questa storia dei centri sociali. Il discorso pubblico di Salvini e anche del PD, cerca sempre di banalizzare ogni contestazione relegandola a questi misteriosi balordi dei centri sociali, persone avulse dalla società che praticamente per professione fanno un'unica cosa, manifestazioni violente spostandosi in giro per tutto il paese. Se non fosse un'affermazione ridicola utile solo a marginalizzare chi protesta e a scoraggiare ogni ragionamento, sarebbero quasi delle figure romantiche, pronte ad aggredire il potere in ogni luogo si manifesti il suo opportunismo.

di Redazione

Riprendiamo un post di  Viola Carofalo. Si tratta di una lettera di una ragazzina di nome Jennifer, che con semplicità descrive le condizioni di tante famiglie di etnia rom in Campania e non solo.

In questi giorni, i fatti di Mondragone ci hanno messo di fronte ancora una volta al razzismo endemico presente nel nostro Paese.

Intere famiglie, che svolgono il loro mestiere di braccianti, e che letteralmente ci permettono di mettere il cibo in tavola ogni giorno, sono state trattate come criminali, o - nella "migliore" delle ipotesi - come animali ignoranti di ogni minima convenzione dell'ordine civile. Per loro, nessun aiuto, nessuna attenzione. Solo l'esercito!

di Luca Di Mauro

 

Quarantasei anni fa la nazionale della DDR batteva la Germania federale in una delle partite simbolo dell’intreccio tra sport e politica del Novecento.

E quella di Amburgo – tra l’altro città culla del movimento operaio tedesco – non è una delle varie vittorie di Davide contro Golia, una curiosità tecnica per fissati,  tanto da non poter essere oscurata, nella memoria, nemmeno dalla successiva vittoria della coppa del mondo (sportiva e metaforica) da parte dell’Ovest.

di Giuliano Granato

 


Quando il 2 marzo 2015 sono entrato per la prima volta in quello che era stato un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, e che oggi è l'Ex Opg Je so’ Pazzo!, sapevo ben poco di cosa fosse un “manicomio”. Ne avevo l’immagine che avevo preso dai film, da qualche articolo, da qualche chiacchierata con psichiatri.

Inauguriamo, con questo contributo, una rubrica sulle biografie di antifascisti che vale la pena di ricordare. La rubrica è a cura del prof. Giuseppe Aragno

Oggi tocca a Clotilde Peani. Il fascismo ha sempre colpito la libertà di pensiero e di azione, cercando di interpretarla come devianza, aprendo agli oppositori le porte del carcere e del manicomio. Quando poi gli oppositori erano donne, come spesso avviene, il catalogo di definizioni criminali si arricchiva ancora di più dando gioco facile alla discriminazione e all'emarginazione. Ricordare Clotilde non vuol dire solo ricordare un'antifascista... vuol dire anche ricordare come sul corpo e sulla mente delle donne si giochi la battaglia tra la rivoluzione, il progresso, e la barbarie.

di Silvia Ventura

 

Negli ultimi mesi le lavoratrici e i lavoratori italiani hanno sperimentato un largo utilizzo del c.d. “lavoro agile” disciplinato a livello normativo dalla L. n. 81/2017 e tuttavia sino ad oggi scarsamente diffuso nel nostro Paese.

Ma cosa si intende per “lavoro agile” o “smart working”?

Sia in Italia che nel resto d’Europa quando parliamo di “smart working” o di pratiche organizzative ad esso assimilabili, ci riferiamo a prassi o regolamentazioni che hanno ad oggetto un rapporto di lavoro subordinato improntato alla massima flessibilità, ma non solo.

di Giuseppe Aragno

È vero, ci ammazza e in questo senso è un nemico feroce dell’umanità. Vero è anche, però, che per suo conto l’umanità è stata nemica di se stessa, consentendo ai sacerdoti del dio mercato ci sacrificare scuola, ricerca, sanità e diritti dei lavoratori sull’altare delle chiese neoliberiste.

In questo inizio di secolo le pandemie si sono susseguite con una frequenza ignota ai tempi passati.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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