di Salvatore Prinzi

Questo pensavo ieri in piazza a Roma. 

Certo, io ci credo, e chi crede vede ovunque dei segni. E poi c'era la gioia di ritrovare dopo un anno durissimo una comunità che non è solo politica, è di affetti veri... 

Ma vi assicuro che anche il più pessimista non poteva restare indifferente davanti a tutta quella gente, a tutti quei giovani, a quella convinzione. 

Qualcosa sta davvero ricominciando a muoversi? Presto per dirlo, però constato tre dati:  

1. La partecipazione al corteo è stata superiore alle aspettative. Soprattutto molti giovani si sono aggregati. Il trend si era colto pure con la Palestina e con altre iniziative di queste settimane. C'è una voglia di partecipazione che non si vedeva da ben prima della pandemia. 

È solo il voler uscire di casa dopo un anno, una piccola fiammata? Oppure c'è una presa di coscienza consapevole da parte di due generazioni (dai 16 ai 35) che sono state compresse oltremisura, che sono stanche di subire?

2. La qualità della partecipazione. Non ci stava gente a pascolare. Si sentiva, si cantava, si portava un cartello o una bandiera. C'è un bisogno di organizzazione che non vedevo da tempo. Organizzazione come "bene-rifugio" per soggetti fragili in tempi difficili? Non so: a me sembra piuttosto che molti stiano capendo che il mondo non si cambia a colpi di post o seguendo il leader del momento. Ma entrando in una collettività, imparando a dialogare, a unire, a progettare. 

3. La potenza di certi temi. Nella partecipazione ha contato anche il fatto che il corteo era su qualcosa di comprensibile, su cui la stragrande maggioranza degli italiani è d'accordo e su cui si può vincere. L'abolizione dei brevetti, la difesa della sanità pubblica, la voglia di impedire che i profitti contino più della vita. Ma ci sono tanti temi su cui le posizioni dei comunisti sono nelle corde della masse. Anche un lavoro meno precario, una tassazione sui ricchi, il taglio delle spese militari, trovano consensi fra gli strati popolari! 

Insomma, forse si sta verificando quello che ci eravamo augurati: finito il clima di "guerra", certe avanguardie sociali e "esistenziali" che più hanno patito, ora vengono a chiedere il conto. 

Bisogna saperle intercettare e allargare questa volontà di partecipazione alla maggioranza ancora rassegnata. 

Ma questo può riuscire solo se si costruisce organizzazione, radicamento sul territorio, se si costruiscono quadri dirigenti. 

Se invece di inseguire il centrosinistra e i vecchi rituali si ha una linea politica chiara di autonomia e indipendenza, di connessione con gli strati popolari...  

Ieri Potere al Popolo ha dimostrato di saper cogliere il momento. Ha messo su, con un lavoro sistematico, il suo spezzone più grande di sempre. Ha dimostrato di essere in crescita, attrattiva per centinaia di giovani. Anche grazie al fatto di essere rimasta attiva durante la pandemia, e di aver saputo gestire - cosa incredibile a sinistra! - un processo democratico di rinnovo di Coordinamento, Portavoce, statuto e documento politico, senza litigare, in concordia, ascoltandosi. 

Bisogna vedere se riusciremo a fare il passo ulteriore ed essere durante l'autunno il motore di un'alleanza sociale più vasta. Ma questo non dipende solo da noi, dipende anche da te. Perché il passo si può fare se facciamo conoscere quello che Potere al Popolo fa, se facciamo aderire nuove persone, se apriamo nuove assemblee territoriali e Case del Popolo. Se ci miglioriamo come militanti e se impariamo a comunicare oltre i giri militanti. 

Avanti, ché ne abbiamo di strada da fare: piedi ben piantati a terra, stringiamoci e marciamo, come ci ricorda la bellissima foto di Sara!

PS: preparatevi al campeggio che faremo in estate: sarà un momento di mare ma anche di iniziative e confronto politico!

PPS: grazie soprattutto al sindacato di base USB: oltre a riempire la piazza portando alcune vertenze calde come Alitalia, ha garantito il diritto di tutte e tutti a manifestare, facendo uno sforzo economico enorme per i bus, accollandosi trattative estenuanti con forze dell'ordine sempre più autoritarie. Questo per chi dice che i sindacati sono tutti uguali!

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SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

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"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

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