di Maurizio Donato

Un  gruppo internazionale  di  ricerca cui collaborano studiosi di paesi e  laboratori diversi ha redatto  recentemente  un   rapporto  dedicato  a  quantificare  gli  effetti  di  due  diverse strategie utilizzabili per distribuire un eventuale vaccino anti COVID-19.

Nel loro lavoro gli autori utilizzano un Global Epidemic and Mobility Model (GLEAM), per studiare l'effetto di diverse modalità di allocazione del vaccino alla popolazione mondiale.

di Chiara Capretti

Ali Muhammad Zahir Al Oraney era nato a Beit Nuba in Palestina, l'8 luglio del 1959. Sul suo passaporto c'era scritto Giordania perché prima dell'ANP l'amministrazione era giordana e non si riconosceva ancora un'entità palestinese.
Aveva solo 8 anni quando, nel 1967, lui, la sua famiglia e tutti gli abitanti dei tre villaggi dell'area (Imwas, Yalu e Beit Nuba), anziani che a malapena camminavano, mamme con bambini piccoli senza acqua e cibo per giorni, furono costretti a fuggire dai bulldozer israeliani, senza poter raccogliere gli effetti personali, nemmeno le scarpe.

di Salvatore Prinzi

Mi hanno colpito molto positivamente le reazioni al nostro risultato delle regionali, soprattutto se paragonate al 2018. Credo sia utile socializzare questo dato perché è politico.

 

A proposito del libro "Crisi, disuguaglianze  povertà. Le iniquità strutturali del capitalismo da Lehman Brothers alla Covid-19", di Francesco Schettino e Fabio Clementi, La città del Sole, 2020

 

di Francesco Schettino e Fabio Clementi

 

Il modo di produzione del capitale, che ci piaccia o no, è un sistema che si basa principalmente su due elementi chiave: il primo è quello di trarre la sua stessa esistenza dallo sfruttamento della forza lavoro e dunque da una lotta di classe che combatte quotidianamente (con esiti assai vantaggiosi); il secondo è negare tutto ciò, presentando il proprio come un sistema economico in cui il profitto è il risultato e la misura di sforzo e rischio imprenditoriale (o anche della presunta scarsità del capitale, a seconda della teoria adottata) negando altresì l’esistenza stessa delle classi (e dunque il loro movimento conflittuale) che, secondo gli apologeti di tale paradigma, sono un fenomeno storico comune a tutte le forme precapitalistiche che ha terminato di esistere al più tardi nel secolo XIX.

di Djarah Kan

Willy Duarte è stato ucciso da due mostri.
Willy Duarte è stato ucciso dall’MMA
Willy Duarte è stato ucciso da una bravata.

di Giuliano Granato

 

Quando ero piccolo e seguivo i dibattiti televisivi post-elettorali c’era una cosa che proprio mi dava sui nervi: non c’era mai nessuno – nessuno! – che dicesse che era andata male. Nessuno usciva sconfitto, erano tutti vincitori. Ma proprio tutti, eh!

Quando ci diciamo che dobbiamo essere diversi da chi infesta le nostre vite credo si debba partire anche da qui. Con onestà e rigore estremi. Ma senza correre il rischio di oscillare tra esaltazione e depressione, tra il “siamo fortissimi” e “non c’è più speranza, è tutto finito”.

 
Appena si entra nelle mura di Napoli, da Porta San Gennaro, si va incontro a questa vecchia lapide. I caratteri impressi sono sbiaditi, ma la memoria, per chi la coltiva, rimane forte. Perché ricorda alcuni dei figli e delle figlie della nostra Napoli morti negli anni tremendi della seconda guerra mondiale.
 
Il primo nome in alto a sinistra è Ferdinando Avino. Zio Ferdinando era il fratello di mio nonno. Che ci fa lì Il suo nome? Se l'è meritato per essersi affacciato semplicemente al balcone della sua casa; un vigliacco, un fascista, gli sparò in fronte. Ricordo mio nonno raccontare i dettagli cruenti della scena, soprattutto quel proiettile che gli trapassava la testa... Così morì Ferdinando, per mano di un codardo.
 
Oggi, nella nostra Napoli, dei manifesti annunciano l'arrivo di un odiatore del Sud, che vorrebbe tenere un incontro a Piazza della Posta. Questo nome non esiste, quella Piazza da tempo è intitolata a Giacomo Matteotti. Veniva chiamata "della Posta" decenni fa, quando Zio Ferdinando fu ucciso da un proiettile sparato da un vigliacco.
 
Oggi c'è chi viene per sputare sulla nostra memoria, quella delle nostre lapidi e delle nostre famiglie. Ma il nostro popolo è troppo degno per lasciarsi infettare dalla propaganda odiosa di vigliacchi che hanno per patria solo il denaro e i like sui social...

di Mariema Faye

In una settimana 2 omicidi hanno fatto infuriare il web e fatto emergere la pochezza di molti giornali.
Se da un lato abbiamo l'analisi quasi sportiva di chi ha ucciso di botte un ragazzo di 21 anni dall'altra abbiamo la totale ignoranza ed incapacità di chiamare Uomo un Uomo.
Come spesso accade nei casi di cronaca che più suscitano sdegno si inizia ad analizzare, minacciare, maledire e criticare il colpevole dell'atto fisico e quindi colui che uccide e che ha di fatto preso una vita.

di Adolfo Fattori

Diciamocelo: la scuola era già sul bordo di un baratro – e forse l’università era pronta a seguirla. Come nel romanzo new weird dell’americano Jeff VanderMeer, la Trilogia dell’Area X, una forza invisibile e aliena, partendo da una piccola area della costa americana, si sta allargando sempre di più, impestando la realtà e riducendola a una copia sgraziata e putrida di se stessa.

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RADIO QUARANTENA

SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

RADIO QUARANTENA

"È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", scriveva Mark Fisher, e mai affermazione ci è sembrata così calzante. Viviamo in un mondo difficile, non solo perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo mostra ogni giorno la sua faccia più feroce, ma anche perché sembra sempre più difficile immaginare le alternative a questo stato di cose. Quando urliamo che ci hanno rubato il futuro non vogliamo dire solo che materialmente la nostra generazione non ha più davanti a sé la possibilità di una vita serena; “rubare il futuro” vuol dire anche sottrarci la possibilità di immaginarcene uno, non tanto per noi stessi, ma per tutta la società. Chi prova a immaginare un mondo diverso, addirittura chi prova a costruirlo, rientra nella categoria dei sognatori, degli illusi, di quelle strane persone che mancano di concretezza e che in molti non si vergognano a chiamare “pazzi”. E allora, così sia. Siamo pazzi. Siamo pazzi perché non guardiamo solo a ciò che è utile per qualcuno di noi, ma perché cerchiamo di intervenire sulla realtà, e perché pensiamo che il benessere di tutti equivalga al benessere di ciascuno. Siamo pazzi perché convinti che non debbano esistere sfruttati e sfruttatori, perché pensiamo che i diritti, la salute, le vite, vengono prima dei profitti. Da tempo pensavamo di aprire questo blog, nel quale vogliamo provare a raccogliere contributi che ci aiutino a immaginare una realtà diversa, ma questo ci sembra il momento migliore, il momento in cui tutti noi dobbiamo darci da fare in ogni modo per costruire una speranza e per costruire la prospettiva di un cambiamento ormai divenuto necessario. Il mondo non va solo cambiato, va rivoluzionato, e per preparare le energie per la rivoluzione che verrà ci servono anche le idee, ci serve costruirle e condividerle. Tra le mille attività che portiamo avanti, con le quali concretamente proviamo a intervenire sulla realtà che ci circonda, abbiamo bisogno anche di uno spazio, un momento, una pagina bianca, di fronte alla quale fermarci per raccontare l’esistente e immaginare il futuro, per dare una forma a quel limite che la realtà ci mette davanti e costruire strategie per superarlo. Perché sappiamo che anche se viviamo in una società che vuole farci credere di essere l’unica possibile, abbiamo un’infinità di mondi da guadagnare, e da perdere non abbiamo altro che le nostre catene. Buona lettura

IL BLOG DEI PAZZI

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