Guardate che bella questa storia, ha molto a che vedere con l'idea di lotta e comunicazione che abbiamo noi. E' la storia di Joe Hill, uno dei più grandi cantori operai di ogni tempo, uno dei principali organizzatori e agitatori del movimento sindacale statunitense.

Joe Hill nacque in Svezia ed emigrò negli Stati Uniti d'America assieme al fratello nel 1902, orfano di entrambi i genitori. Stabilitosi in un quartiere popolare di New York si accorse presto che il suo idealismo sulla società statunitense non corrispondeva affatto alle durissime condizioni di sfruttamento cui i lavoratori immigrati erano sottoposti. Lavorò ovunque e facendo qualsiasi mestiere; minatore, spaccalegna, scaricatore di porto. Per spostarsi divenne uno hobo, viaggiando sui treni merci e campando in mille posti, dove lo portava il lavoro.

Quindi nel 1910, a 40 anni, si iscrisse agli Industrial Workers of the World, un'importante organizzazione rivoluzionaria... in pochi anni gira l'America sostenendo le lotte e scrivendo canzoni bellissime. Joe Hill era un genio della parodia. Prendeva canzonette di successo, canti popolari, brani gospel, e rovesciava il senso mantenendo il suono.

Dalle canzoni di chiesa riprende la capacità di creare comunità, di cantare e improvvisare tutti insieme, e le trasforma in inni all’unità operaia.Joe Hill spiegava: «Un opuscolo, per buono che sia, lo leggi una volta e basta, ma una canzone la impari a memoria e la canti e la canti; se prendi un po’ di nudi fatti e di senso comune, li rivesti con un po’ di umorismo per renderli meno aridi, e li metti in una canzone puoi raggiungere tanti lavoratori troppo poco istruiti o troppo indifferenti per leggere un opuscolo o un editoriale».

Purtroppo nel 1914 Joe Hill fu arrestato e accusato ingiustamente di rapina e omicidio, come accadeva a molti sindacalisti dell'IWW. L’accusa fu sostenuta solo da vaghi indizi; i testimoni cambiarono versione in vista del processo; gli atti del processo scomparvero dagli archivi; il governo dello Utah rifiutò di ascoltare le proteste di tutto il mondo e persino il messaggio del presidente Wilson che chiedeva una revisione del processo. Come Sacco e Vanzetti, Joe fu condannato a morte e fucilato dai "democratici" americani. Poco prima dell'esecuzione, le sue ultime parole sembrano essere state: "Non piangetemi: organizzatevi!".

La sua leggenda è rimasta in centinaia di libri, di film e di canzoni. Scrive Tom Morello, leader dei Rage Against The Machine: «Senza Joe Hill, non ci sarebbero Woody Guthrie, Bob Dylan, Bruce Springsteen, i Clash, i Public Enemy, Minor Threat, System of a Down... Joe Hill non si limitava a scrivere canzoni contro l’ingiustizia. Era in prima linea, a rischio della vita, per creare un mondo migliore e più giusto. Per questo il potere aveva paura di lui. Per questo l’hanno ucciso».

La storia la dobbiamo ad Alessandro Portelli e la trovate qui

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