Una breve riflessione sulla mortalità materna a partire da quanto accaduto negli ultimi giorni

In questi giorni si è parlato tanto delle 4 donne morte durante il parto nei giorni scorsi. Effettivamente si tratta di quelle notizie che colpiscono perché la morte di una donna durante il parto, oltre ad essere un evento straziante, è qualcosa che istintivamente associamo a un passato più o meno remoto, a quando i bambini nascevano in casa e la medicina non era sviluppata come oggi. Questi eventi, inoltre, hanno destato particolare scalpore perché i decessi sono tutti avvenuti in strutture considerate di “eccellenza” del Nord Italia. 

All'apprensione che questi fatti hanno suscitato nell'opinione pubblica il Governo ha prontamente risposto inviando gli ispettori negli ospedali coinvolti, ma soprattutto sottolineando come nel nostro paese la mortalità materna sia assolutamente in linea con il resto d’Europa e che anzi le regioni interessate (Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) registrano un numero di decessi abbondantemente al di sotto della media nazionale.
Quest’ultimo dato ci ha lasciati un po’ perplessi e così istintivamente ci siamo posti alcune semplici domande. Ad esempio: se Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto hanno una mortalità materna sotto la media nazionale quali sono le regioni con una media superiore a quanto avviene nel resto del paese? E quanti decessi in più si registrano in queste regioni?

Non ci è voluto molto a trovare delle risposte ai nostri quesiti perché, proprio nel marzo 2015, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha per la prima volta pubblicato uno studio specifico sulla mortalità materna con dei risultati, a nostro avviso, a dir poco allarmanti. Dalla studio si evince che in Italia il rapporto di mortalità materna è sì pari a 10 decessi ogni centomila nati vivi, esattamente come nel Regno Unito e in Francia, ma con enormi differenza tra le varie regioni… La Toscana fa registrare il rapporto più basso in assoluto, ovvero 4,6 ogni centomila nati vivi, mentre indovinate un po’ qual è la regione dove la mortalità materna è più alta? La Campania ovviamente! Con un rapporto di ben 13,4 decessi ogni centomila nati vivi. Abbondantemente sopra sia alla media europea che a quella nazionale. In pratica da noi la mortalità materna è quasi 3 volte superiore a quella registrata in Toscana.
Inutile dirvi che quasi nessun giornale ha dato rilievo a questa notizia e tantomeno, a fronte di questa che andrebbe considerata una vera e propria emergenza, il Governo ha disposto una qualche forma di intervento per evitare una tale discrepanza nei decessi. Se nelle regioni del Nord giustamente si inviano gli ispettori pur non essendo in presenza di uno scostamento dalla media nazionale, al Sud non si interviene in alcun modo e si lascia che questa situazione persista nel tempo!
Una situazione paradossale se pensiamo che la Campania è la seconda regione per natalità e che quindi dovrebbe avere un sistema sanitario più specializzato di altri nel campo della ginecologia-ostetricia!

Ma perché si muore di più in Campania?

Anche in questo caso ci viene in aiuto il già citato studio dell’ISS dove si evidenzia che all’origine delle situazioni di criticità c’è generalmente “la mancanza di adeguata comunicazione tra i professionisti, l'incapacità di apprezzare la gravità del problema, il ritardo nella diagnosi e nel trattamento e la diagnosi e il trattamento non appropriati”. In pratica le complicanze, e spesso le morti, sono dovute a una inadeguatezza delle strutture sanitarie e del loro personale.  Ma il medesimo studio ci fornisce anche alcune evidenze di carattere statistico che probabilmente possono indicarci ancora in maniera più precisa le cause del problema. Ad esempio si sottolinea come le donne che subiscono un parto cesareo abbiano il doppio delle possibilità di decesso rispetto a quelle che invece hanno un parto naturale. Sarà forse un caso che la Campania ha il record assoluto dei cesarei, ben il 62,41% dei parti totali rispetto invece alla Toscana che si trova in fondo alla classifica con solo il 25,29%? Noi pensiamo proprio di no.

Ma perché in Campania la stragrande maggioranza delle donne partorisce con il cesareo?

La risposta è semplice: perché c’è chi con i cesarei si arricchisce. Siccome gli ospedali campani versano in uno stato penoso, per partorire le donne si rivolgono a ginecologi privati collegati a strutture sanitarie convenzionate. Questi hanno tutto l’interesse a praticare i cesarei in quanto tale tipologia di parto garantisce maggiori guadagni rispetto a quello naturale. Lo stato infatti rimborsa per intero le spese per il parto che però differiscono enormemente a seconda della modalità utilizzata. Nello specifico parliamo in media di circa 1.200 euro in più in caso di cesareo, a cui si aggiunge il costo delle giornate di degenza che sono generalmente superiori.

I privati hanno quindi tutto l’interesse a convincere le donne a fare il cesareo anche se questo, essendo a tutti gli effetti un intervento chirurgico, comporta molti più rischi per la loro salute. Il giochino è semplice:
 
•    i ginecologi terrorizzano le donne facendo apparire il parto naturale come qualcosa di estremamente doloroso o paventando possibili complicanze;
•    le future mamme prese dalla paura si convincono a fare il cesareo;
•    i medici possono quindi programmare in base alle proprie esigenze il parto a prescindere da quello che sarebbe il naturale corso della gravidanza (ormai quasi tutti i genitori sanno mesi e mesi prima la data in cui nascerà il figlio);
•    le strutture convenzionate intascano una marea di soldi.

A rimetterci però siamo in molti.  Prima di tutto le donne, che vengono sottoposte a un intervento chirurgico assolutamente non necessario e pericoloso anche per i loro figli (tra l’altro in caso di emergenza le strutture convenzionate quasi sempre non sono attrezzate né per la mamma né per il bambino). E in secondo luogo tutti noi che paghiamo le tasse che vengono utilizzate per arricchire i privati e non per rendere più efficiente la sanità nella nostra regione.

In conclusione per portare il tasso di mortalità materna della Campania ai livelli della Toscana le cose da fare sarebbero veramente poche:
•    penalizzare tutte le strutture pubbliche e soprattutto convenzionate che fanno registrare un numero di cesarei superiore a quanto previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero il 15% del totale dei parti;
•    utilizzare i soldi così risparmiati (arrivando alla media di cesarei come quella Toscana, parliamo di almeno 23 milioni di euro di risparmio all’anno!) per migliorare la sanità pubblica e per realizzare strutture finalizzate ad accompagnare le donne in gravidanza garantendo i massimi standard di sicurezza.

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