Questa cosa a molti è sfuggita. Ma è qualcosa della massima importanza, per capire come funziona il nostro Stato che dice di essere “democratico”. Prendiamo due recenti casi di cronaca, relativi alla concessione della grazia da parte di Mattarella.

Quello della grazia, come si dice nel sito del Quirinale, è un istituto “clemenziale antichissimo”. Era caratteristico dei regimi assolutistici, ma è stato lasciato nell'ordinamento democratico per dare la possibilità di intervenire nel caso di errori o accanimenti giudiziari. Insomma: quando in un singolo caso la macchina della giustizia si rivela palesemente ingiusta il Presidente può agire ed estinguere, ridurre o commutare la pena.

Questo in teoria, però, perché nella realtà poco e niente è cambiato rispetto a quando a esercitare questo potere erano i monarchi. Nell’Italia repubblicana raramente si è intervenuto per fare veramente giustizia ma spesso si è utilizzato il potere di grazia per garantire l'impunità ad appartenenti agli apparati dello Stato o per ragioni di bieco calcolo politico.

Il neo Presidente Mattarella non fa eccezione, e gli ultimi provvedimenti di grazia dimostrano in maniera chiara chi sono i soggetti e gli interessi che le istituzioni di questo paese hanno intenzione di tutelare. 

Appena prima di Natale, infatti, sono stati graziati i due agenti della Cia, Betnie Medero e Robert Seldon Lady, condannati in via definitiva rispettivamente a 6 e 9 anni di reclusione per il sequestro nel 2003 di Abu Omar.

Quella del sequestro di Abu Omar è una delle pagine più nere degli ultimi anni. Ve la ricordiamo brevemente. Il 17 febbraio del 2003 l’imam egiziano Abu Omar – che, è bene ricordare, si trovava in Italia in quanto rifugiato – si sta recando in moschea, quando viene sequestrato da un commando di agenti della Cia con la collaborazione dei servizi segreti italiani. Viene caricato su un furgone, pestato a sangue, tanto che gli stessi sequestratori temono per la sua vita, e portato poi nella base Nato di Aviano. Da lì Abu Omar viene trasportato in aereo prima a Ramstein, in Germania, e poi al Cairo, in Egitto, dove viene rinchiuso in una prigione segreta gestita dall’intelligence egiziana e dalla stessa Cia.
Abu Omar resterà prigioniero per più di un anno e subirà ogni tipo di tortura tanto da rimanere invalido a vita. Dopo 14 mesi di detenzione, quando i servizi segreti Usa si rendono conto che Abu Omar non ha nessuna informazione da dargli, viene messo ai domiciliari, a patto di non contattare conoscenti e familiari. L’imam però, come è naturale, decide di telefonare alla moglie per dire che è vivo. E così viene nuovamente arrestato e tenuto prigioniero per altri tre anni senza che gli venga imputata alcuna accusa formale.

Intanto però in Italia la Procura di Milano indaga sul sequestro e, grazie anche alla telefonata di Abu Omar, riesce a individuare i responsabili. Nel 2007 si apre quindi il processo che vede imputati 26 cittadini USA (quasi tutti agenti della Cia) e 5 funzionari del SISMI. Il processo avrà rilevanza internazionale, in quanto è la prima volta che in un aula di tribunale si parla delle cosiddette “extraordinary rendition”, ovvero i sequestri illegali di persone sospettate di collegamenti con il terrorismo operati dagli USA in varie parti del mondo dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.
Tutto il processo sarà caratterizzato dal totale e sistematico boicottaggio da parte dei governi in carica al momento (prima Berlusconi e poi Prodi), che non solo si rifiuteranno di chiedere le rogatorie internazionali e l’estradizione agli USA ma addirittura metteranno sotto accusa la Procura di Milano per violazione del segreto di Stato. Proprio grazie alla facoltà di avvalersi del segreto di Stato, gli agenti e i vertici del Sismi riusciranno a non essere condannati.

I 23 agenti segreti USA, tra cui Betnie Medero e Robert Seldon Lady (capo struttura della CIA a Milano) invece vengono condannati in via definitiva nel 2012. Ma nessuno di loro farà un solo giorno di galera in quanto già da anni non si trovano più in Italia.

Ma al danno si aggiunge la beffa, e così non solo questi criminali restano impuniti ma addirittura nel 2013 Barack Obama chiede per loro formalmente la grazia al presidente Giorgio Napolitano. E così Napolitano, senza pensarci troppo, dopo pochi giorni grazia il colonnello Joseph Romano responsabile statunitense della sicurezza della base Nato di Aviano all’epoca del rapimento. Due anni dopo Mattarella segue l’esempio del suo predecessore e provvede a graziare i due maggiori responsabili del sequestro, i già citati Betnie Medero e Robert Seldon Lady. Ingiustizia è fatta.

Ma che Mattarella utilizzi il potere di grazia in maniera quanto meno discutibile ce ne eravamo accorti già due mesi fa.

Il 13 novembre infatti il presidente ha graziato l’imprenditore bergamasco Antonio Monella, condannato in via definitiva a 6 anni 2 mesi e 20 giorni per l’omicidio volontario del diciannovenne albanese Ervis Hoxha. Anche questa è una storia che merita di essere raccontata.

Il ragazzo albanese la notte tra il 5 e 6 settembre 2006 si era introdotto – disarmato! – nell’abitazione di Monella per impadronirsi delle chiavi del Suv Mercedes di proprietà dell’imprenditore. Ma, essendosi imbattuto nel proprietario di casa, si era dato rapidamente alla fuga. Una volta aver sorpreso il ladro, l’imprenditore Monella non chiama però, come chiunque avrebbe fatto, le forze dell’ordine, ma corre a prendere il suo fucile calibro 12. Si affaccia al balcone al primo piano della sua villetta e senza esitare spara 2 colpi contro Hoxha e i suoi complici che stavano cercavano di salire abbordo della Mercedes. Il ragazzo, seppur ferito, riesce comunque a fuggire ma verrà ritrovato dai carabinieri agonizzante a pochi chilometri di distanza e morirà dopo poche ore.

Da subito la Lega ha strumentalizzato la vicenda proclamando l’innocenza di Monella e sostenendo impropriamente il diritto all’autodifesa. Durante il processo gli avvocati e i periti di parte faranno di tutto per scagionare l’imputato e, tanto per cambiare, si parlerà anche “di colpo accidentale”. Ma la realtà dei fatti è evidente: Monella e i suoi familiari non correvano alcun rischio e quindi non si tratta di legittima difesa ma di omicidio volontario.

Così l’imprenditore viene condannato in via definitiva il 25 febbraio 2014. Ma attenzione: a soli 6 anni e 2 mesi, in quanto non avrebbe sparato per uccidere. Nonostante la pena estremamente mite, subito dopo la sentenza della Cassazione la Lega e gli esponenti locali del PD si mobilitano e chiedono la grazia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con tanto di raccolta di firme. L’avvocato della difesa ottiene così una sospensiva della pena di sei mesi in attesa dell’esito della domanda di grazia.

Insomma da assassino di un giovane ragazzo Monella, grazie a media e politici, diventa una vittima, una figura a metà tra il martire e l’eroe, e nessuno presta più attenzione a quella che invece il punto di vista della reale parte lesa. Infatti non solo i familiari di Ervis Hoxha hanno dovuto accettare una condanna a una pena estremamente lieve, ma addirittura Monella non ha neanche corrisposto un euro dei 150.000 disposti dal giudice come provvisionale.
Furbamente l’imprenditore durante il processo è diventato nullatenente e ha fatto confluire ad arte la propria abitazione in un fondo immobiliare, in modo da rendere impossibile un’azione di pignoramento. Quando l’avvocato di parte civile rende pubblica questa storia l’iter della grazia, molto probabile secondo gli stessi magistrati che hanno concesso la sospensiva, subisce un rallentamento, in quanto alla base della richiesta c’è un “ravvedimento dimostrato dall’uomo” che mal si concilia con l’occultamento delle ricchezze al fine di non pagare la provvisionale.
Preoccupato quindi di finire in carcere, Monella corre a chiedere mutuo in banca e finalmente paga quanto dovuto.

Ad agosto 2014 scade il termine della sospensiva ma il procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori, inspiegabilmente non emette alcun ordine d’arresto. A settembre dello stesso anno Monella si costituisce, confidando nell’imminente provvedimento del Presidente della Repubblica. Purtroppo per lui però dopo poco Napolitano si dimette e i tempi si allungano. Mondella rimarrà in carcere circa 14 mesi perché puntuale arriva a novembre la grazia del presidente Mattarella.

Che lezione possiamo trarre da questi due episodi? Perché li abbiamo voluti raccontare?

Perché le parole e le azioni del Presidente della Repubblica sono da sempre ritenute altamente rappresentative del complesso delle istituzioni e del loro orientamento. Perciò possiamo affermare che con i provvedimenti di grazia sopra esposti Mattarella ha esposto a tutti noi due concetti semplici e chiari:

- ai servizi segreti italiani e soprattutto a quelli USA, così come a militari e forze di polizia (basti pensare al G8 di Genova, ai casi di Cucchi, Uva, Aldrovandi etc), è garantita la completa impunità. Possono sequestrare e torturare un uomo e, anche se la magistratura li condanna, ci sarà sempre un Presidente pronto a difenderli e a restituirgli piena agibilità da un punto di vista sostanziale e formale.

- la vita di un giovane albanese, e in generale di un povero, di un proletario, vale molto meno di una Mercedes o delle proprietà di un ricco. A differenza di quanto prevede la stessa legge di cui il Presidente della Repubblica dovrebbe essere il massimo garante, nei paesi capitalisti i ricchi avranno sempre il diritto di sparare addosso a chi tenta di sottrargli i propri beni, a prescindere dalle circostanze in cui questo avviene.

È per questo motivo che noi nutriamo molta sfiducia sulla possibilità che le istituzioni possano far valere i diritti della maggioranza delle persone. Ed è per questo motivo che pensiamo che vadano costantemente controllate, perché solo la nostra mobilitazione può impedire abusi, ma anche radicalmente trasformate, perché solo quando saranno al centro i nostri bisogni e non quelli dei ricchi, le istituzioni faranno davvero gli interessi del popolo. 

Per raccontare l'esistente e immaginare il futuro

IL BLOG DEI PAZZI

Calendario

March 2022
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

RADIO QUARANTENA

VOCI E TESTIMONIANZE DAL CARCERE

#iorestodentro

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

Cosa crediamo, cosa vogliamo

UN ECOGRAFO PER TUTTE E TUTTI!

CROWDFUNDING AMBULATORIO POPOLARE

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand