Cosa sta succedendo al Comune di Napoli? Abbiamo sentito, come tanti di voi, gli audio pubblicati l’altro ieri da Repubblica relativi alla conversazione tra i consiglieri comunali Buono e Gaudini (dei Verdi), Langella e Sgambati (lista Agorà) e Mundo (Riformisti democratici), in cui si minaccia addirittura di far saltare la maggioranza e mandare a casa l’amministrazione se non si attua una nuova spartizione di poltrone, in giunta così come nelle aziende partecipate dal comune.

Siamo rimasti, come tutti, profondamente disgustati, anche se certo non stupiti, ma soprattutto ancora più preoccupati per il futuro della nostra città. Per questo motivo sentiamo di dover prendere parola. Vogliamo dire soprattutto tre cose.

1) Guardiamo bene in faccia lo schifo della vecchia politica, ricordiamoci di questa gente

Sembrerà banale dirlo, ma quello che è successo, o meglio che stavolta è uscito fuori, è uno schifo. Sentite con attenzione l’intercettazione. Rappresenta la miseria di una politica da Prima Repubblica che non è altro che scambio di favori, di poltrone, che non rappresenta nient’altro che acquisizione di potere e visibilità personale, clientele, pacchetti di voti e quindi trattative sulla base di minacce e ricatti senza guardare invece agli interessi comuni della città e dei suoi abitanti, alle sue emergenze e alle sue sofferenze.
Nelle parole di questi uomini non c’era una visione politica, un progetto. Ma toni da mafia capitale, coltellate alle spalle, l’idea che la politica è fare gli interessi propri, delle proprie famiglie e clientele.
Di fronte a tutto questo viene naturale solidarizzare, sia umanamente che politicamente, con il sindaco Luigi de Magistris. Al di là di differenti visioni politiche che possiamo avere, De Magistris è diverso da questa immondizia e in questi anni ha provato a costruire una politica diversa, un laboratorio di confronto e partecipazione, che ha avuto anche tanti esempi e risultati positivi grazie al confronto costante con i movimenti, le associazioni, i comitati cittadini.
Dall’intercettazione si evince che è proprio per questo che questi soggetti lo volevano far cadere, per tornare a una politica di spartizioni e di malaffare.
E questo lo dobbiamo tenere bene a mente. Questa gente verrà ancora a chiedervi il voto al prossimo giro, i loro figliocci cercheranno di salire di nuovo al Comune. Troveranno la loro naturale collocazione nel centrosinistra o nel centrodestra, che non a caso ora esultano. Noi napoletani dobbiamo liberarci di questa schifezza.

2) Com’è potuto succedere tutto questo?

Quello che è successo però, deve interrogarci sugli equilibri di potere e gestione della città attualmente in vigore. Come mai queste persone sono nel consiglio di maggioranza? Come e perché sono arrivate a candidarsi con De Magistris nel 2016? Le biografie di questi personaggi sono ben note in città, note per il loro opportunismo che negli anni li ha portati a coltivare clientele e attuare il peggiore trasformismo possibile. Pensate ai Verdi di Borrelli, che sono in maggioranza al Comune ma allo stesso tempo anche in maggioranza alla Regione, nonostante da un lato ci siano progetti politici diversi come De Magistris e De Luca. Pensate a Mundo che stava in Forza Italia contro de Magistris nel 2011 e che cambia casacca per presentarsi insieme al sindaco nel 2016.
Di fronte a queste notizie di certo non ignote a nessuno, perché De Magistris scelse di caricarsi questa gente? Ma perché, visto che un progetto politico non può essere solo di una persona, anche le parti più “radicali” della maggioranza non hanno mai attaccato, salvo eccezioni, questi meccanismi? Del resto, diciamocelo chiaramente, questa storia, come dicevamo, non ha niente di nuovo. Anche quando finì la giunta Iervolino e ancora prima la giunta Bassolino si creavano le solite polemiche di chi voleva il rimpasto, chi andava per la sua strada in vista delle regionali o di chissà cos’altro boicottando l’azione politica cittadina per i suoi interessi personali…
Viene da pensare quindi che la frazione polemica uscita fuori dagli audio mandati a Repubblica, sia semplicemente la parte rimasta svantaggiata in una spartizione di un sistema che in realtà nel complesso della sua organizzazione politica e amministrativa non ha prodotto molto di diverso dalle giunte precedenti. L’occasione di rinnovamento che si era palesata con il primo mandato di De Magistris sembra essersi spenta perché consiglieri comunali e assessori della maggioranza hanno operato secondo logiche vecchie, incentrare soprattutto sull’occupazione di caselle.
Ripetiamo: questo non riguarda solo i soggetti coinvolti nell’intercettazione. Quasi tutti hanno ragionato così, anteponendo gli interessi della loro cordata, la loro visibilità personale, agli interessi della città.
L’espressione “zapatismo in salsa partenopea” che tirò fuori nel 2016 De Magistris, di certo un po’ forzata, a noi piaceva molto, ci restituiva l’idea di un processo che stava iniziando dando finalmente valore a ciò che si muove dal basso, alla partecipazione, alla giustizia sociale. Un processo che “camminava domandando” inventava nuove pratiche e nuovi linguaggi amministrativi soprattutto rispetto ai beni comuni, alla difesa dei posti di lavoro, alla centralità dell’intervento pubblico.
Ma, allo stesso tempo, sapevamo che il paragone finiva lì perché, a differenza dell’esperienza zapatista, non è mai esistito un esercito come lo aveva Marcos, addestrato, preparato, che studiava e si interrogava partendo dalla carne viva del territorio. E, soprattutto, Marcos sapeva benissimo di essere un “sub-comandante” perché pensava che sopra di lui ci fosse solo la democrazia popolare, che la sfida costante era quella.
Noi decidemmo di non presentarci alle elezioni comunali nel 2016 perché non ci fidavamo della compagine di maggioranza. Demmo comunque il nostro contributo alla difesa di un’idea diversa di città indicando il voto a De Magistris come occasione di rinnovamento e attraverso il Controllo Popolare fuori ai seggi, in una giornata campale che ci attirò ingiurie, diffamazioni, aggressioni da parte di quel pezzo di potere che attraverso la compravendita del voto cerca di mantenere la sua rendita di posizione.
Ma soprattutto decidemmo che era prioritario continuare a lavorare nella costruzione di reti di solidarietà, di vertenze locali sul mondo del lavoro così come sulla difesa dei diritti sociali come hanno fatto tanti movimenti e comitati cittadini per alimentare la partecipazione e il protagonismo delle classi popolari della città.
Perché senza una cittadinanza consapevole e senza costruire nuovi quadri popolari, la vecchia politica resterà sempre quella. Non ci sono scorciatoie.

3) E adesso cosa succederà? Cosa possiamo fare noi?

La verità è che non possiamo sapere con certezza cosa succederà. La giunta potrebbe cadere e si potrebbe andare ad elezioni anticipate, oppure si troverà un nuovo equilibrio che permetterà di tirare a campare un altro po’. Quello che è certo è che Napoli non si merita questo, Napoli ha costruito in questi anni in ogni caso un processo di riscatto e protagonismo su tanti fronti per riconquistare diritti e giustizia sociale. Non possiamo permettere che in questa città tornino centrodestra e centrosinistra.
Per questo vogliamo dire chiaramente che noi, come Ex OPG e come Potere al Popolo, siamo e saremo in campo per impedire che la nostra città torni nelle mani della vecchia politica.
I movimenti sociali, l’attivismo civico, la partecipazione che si è costituita in ogni luogo, non possono essere spenti. È un mondo, questo, ricco di differenze, di idee e di progettualità che ha ancora bisogno di autorappresentarsi, di prendersi il suo spazio con convinzione. È questo il mondo che gli interessi di potere vogliono far fuori, è questo il mondo che combatte le logiche classiche della politica nostrana e ha ancora davanti a sé la sfida di una rivoluzione civica, amministrativa e politica nella nostra città, che speriamo possa diventare contagiosa in tutto il paese.

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