Una cruda testimonianza dagli USA ci dimostra quanto sia importante difendere il nostro Servizio Sanitario Nazionale, un modello che, nonostante i tagli criminali cui è stato sottoposto negli ultimi decenni, ha il pregio di conservare tutt'oggi un'impronta all'universalismo e alla copertura delle spese da parte dello Stato.


Noi pensiamo che questa emergenza ci stia insegnando tantissimo su ciò che va difeso e ciò che va ripristinato o rivendicato nel nostro domani, per recuperare un modello originario di sanità che sia realmente e totalmente pubblica, gratuita, parimenti accessibile a tutte e tutti, di qualità.
È per questo che vogliamo
la programmazione ed il finanziamento di grandi campagne nazionali di prevenzione primaria e secondaria, sul modello di quella messa in atto nel corso di questa emergenza, anche e soprattutto una volta messoci alle spalle l'incubo di questo contagio.
Perché prevenire è meglio che curare. E non ci sono parole migliori di quelle che seguono per spiegarcene le ragioni!

 

"Vivo a Seattle, ho tutti i sintomi del COVID-19 e ho una storia di bronchite cronica.

Dato che lavoro in una clinica di fisioterapia con molti pazienti di oltre 65 anni e con malattie croniche, ho deciso di essere responsabile e di andare a fare il test. È andata così.
Ho chiamato il numero verde dedicato al Coronavirus, sono rimasta in attesa per 40 minuti e ho rinunciato.

Così ho guardato i siti web del CDC [Centro per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie] e del servizio di sanità pubblica di Washington. Mi suggerivano di rivolgermi ad un medico di base, ma non riportavano informazioni sui test.
Ho chiamato 2 medici di base. Uno mi ha detto che non sanno dove è possibile fare i test e che non dovrei cercare di praticarlo. L'altro mi ha detto di andare in un servizio d'emergenza o al Pronto Soccorso.

Ho chiamato il servizio d'emergenza, anche loro non avevano idea di dove si potessero effettuare i test, ma mi hanno detto di chiamare l'ospedale.
Ho chiamato l'ospedale. Non hanno esami, ma mi hanno trasferito sul numero verde dedicato al Coronavirus, per "rispondere alle mie domande". Essendo stata trasferita la chiamata da una linea di assistenza medica, stavolta ho ricevuto risposta. Progressi!
La donna che mi ha risposto è stata molto gentile e professionale e ha capito la mia preoccupazione, per la mia salute e per la mia clinica (che attualmente è in fase di sanificazione). Tuttavia, mi è stato detto che non ho i requisiti per il test. E non mi è stata data una timeline, né informazioni sulle risorse attuali.
Quindi. Chi è qualificato? Quelli che sono stati fuori dal Paese negli ultimi 14 giorni e quelli che hanno avuto contatti con quelle poche persone che sono state sottoposte al test e sono risultate positive. Questo è tutto.
L'unico modo in cui posso essere curata è se i miei sintomi peggiorano così tanto da causarmi una polmonite o una bronchite, il che è molto probabile nel mio caso. In tal caso finirei in Pronto Soccorso, rimanendo in quarantena per diversi giorni in attesa di fare il test e di avere i risultati.
Tutto questo è incredibilmente frustrante, perché sto cercando di fare tutto per bene in un sistema che punisce i momenti di "debolezza" come il prendersi dei giorni di riposo dal lavoro.

Fa anche paura sapere che non sarò in grado di ricevere aiuto finché non sarò a rischio per la vita.
Riassumendo: il virus non è contenuto. Nessuno sa che cazzo sta succedendo. Io non posso lavorare. LAVATEVI LE VOSTRE CAZZO DI MANI."

 

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